Sollevate e fermi. Come ti racconto Viterbo

A Viterbo, una delle città più grandi della Tuscia, ogni 3 settembre si svolge lo straordinario trasporto della Macchina di Santa Rosa, un baldacchino alto circa 30 metri, che sfila per le vie del centro. A muovere la macchina sono i Facchini di Santa Rosa, un sodalizio costituito da un centinaio di uomini vestiti di bianco e di rosso che, per amore della santa patrona, al grido di “Sollevate e fermi!” sostengono sulle proprie spalle più di 5 tonnellate.

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La folla da Piazza Fontana Grande

 

Questa tradizione va oltre il folklore, perché scava nel cuore dei cittadini viterbesi, particolarmente legati alla Santa e alla Macchina. Non a caso, ogni impegno è procrastinabile a “dopo Santa Rosa”. C’è, quindi, chi si riunisce in piazza alle prime luci dell’alba per accaparrarsi il posto migliore, e lo fa alla bell’e meglio con coperte, sedie, giacche… C’è poi chi, avendo la fortuna di abitare lungo il percorso della Macchina, organizza cene in grande stile, – ho visto tavole apparecchiate come se fosse Natale – o più alla buona con pizzette, panini con la porchetta, o con due spaghetti aglio, olio e peperoncino che non guastano mai. E poi si piange. Credetemi, nonostante il trasporto avvenga ogni anno, sono molti i viterbesi che si fanno scendere una lacrima al passaggio di questo campanile che cammina” per la città e che svetta sopra ai tetti, e sfiora finestre e balconi.

Non voglio soffermarmi sulla vita della Santa – se ne volete sapere di più, scrivetemi nei commenti – né sulla storia della Macchina, ma qualche informazione è d’obbligo.

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La Macchina di Santa Rosa. Gloria, anno 2015

Per prima cosa, la Macchina non è sempre la stessa, cambia ogni cinque anni, tramite un appalto pubblico con cui il comune di Viterbo sceglie il costruttore. Tra luglio e agosto la Macchina viene assemblata all’interno di Porta Romana e qui rimane fino alla sera del trasporto. Il percorso, che parte ovviamente da Porta Romana, è lungo all’incirca 1 km e prevede cinque fermate: 

  • Piazza Fontana Grande (dove abbiamo scattato la nostra foto);
  • Piazza del Plebiscito, dove avviene la “girata”: la Macchina viene fatta girare su se stessa una o più volte, a seconda che ci sia qualche ricorrenza o qualche omaggio da fare;
  • Piazza delle Erbe;
  • Corso Italia. Sul Corso, le fermate sono due: una di fronte alla Chiesa del Suffragio e una di fronte la Chiesa di Sant’Egidio;
  • Piazza Verdi, conosciuta anche come Piazza del Teatro.

A piazza Verdi, i Facchini compiono l’ultimo sforzo, il più impegnativo di tutti, per condurre la Macchina fino al Santuario di Santa Rosa, che si trova alla fine di una ripida salita. Questa parte del percorso viene affrontata a passo veloce e, con l’aiuto di corde e di travi, la Macchina viene posizionata di fronte alla Chiesa della Santa e qui resta per circa una settimana.

Nei giorni in cui la Macchina è nei pressi del Santuario, sono molti i fedeli che portano una rosa alla Santa e la cosa che mi ha colpito di più è che le rose si possono trovare agli angoli dei negozi del centro e non solo dai fiorai.

Ed è nascosta forse in questi dettagli la vera essenza di questa festa, così sentita e così partecipata. Ed è questo, forse, il senso del tradizionale motto: “Semo tutti de n’sentimento”, che infiamma i cuori della popolazione viterbese ogni 3 settembre.

Viterbo, però, non è solo Santa Rosa. Questa città vanta il centro medievale più grande d’Europa, ma – a differenza di quanto accade con la Macchina – non viene particolarmente valorizzato, se non durante San Pellegrino in fiore, quando le stradine del borgo medievale vengono decorate dalle sapienti mani dei migliori floral designer della zona, come la bravissima Federica Salomoni dell’Officina dei Fiori, o durante il Caffeina Festival, evento culturale che si svolge le ultime due settimane di giugno. Eppure, ce ne sarebbe di lavoro da fare nel campo della valorizzazione turistica, sopratutto perché sono tanti i viaggiatori che scelgono Viterbo per il suo centro storico. E molti sono i registi che la scelgono come location per le proprie pellicole – la serie per la TV I Medici, di Sergio Mimica Gezzan, è stata girata proprio nel quartiere medievale.

Disseminati per il quartiere medievale, ci sono bar e locali – che, nel weekend, sono il punto di ritrovo dei giovani viterbesi – e botteghe artigiane di grande pregio. Ma ciò che più mi affascina del quartiere medievale di Viterbo sono i suoi vicoli. Addentratevi nelle piccole stradine che fiancheggiano la via principale ed esploratele: sono piene di vita, colori e profumi – sopratutto a pranzo – e non mancherà mai il micione di turno che vi si avvicinerà, con quel fare sospettoso tipico dei gatti, per studiarvi un po’, cercando di capire se potrà approfittare di voi per una dose extra di coccole.

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Uno dei tanti vicoli del quartiere medievale di San Pellegrino

Se ne volete sapere di più, scrivetemi nei commenti o contattatemi via mail. 


Di seguito, i consigli enogastronomici di Vanda:

  • La Taverna Etrusca, via Annio: pizza sottile e fragrante – anche dai gusti insoliti – e gelato emozionale. Se siete poi amanti della birra, un mastro birraio saprà consigliarvi al meglio.
  • L’altroché, piazza Cappella, quartiere medievale di San Pellegrino: hamburger e pulled pork da favola!
  • Bar Da Lucio, via S. Pellegrino: il posto adatto per un sabato sera viterbese;
  • Antica Taverna, via S. Agostino: se rientrate nella categoria “Sotto le due dita è carpaccio”, questo è il luogo adatto a voi. Vi consigliamo di prenotare!
  • KOBE Sushi, piazza San Simeone: del vero buon sushi, nel cuore di Viterbo.
  • Antica Latteria, angolo di Porta della Verità: c’è da fare la fila, sopratutto il pomeriggio, ma ne vale la pena. Gelato ottimo!
  • BurBaCa, piazza G. Verdi: locale industrial, BurBaCa è burger, bakery e café. Il ritrovo di molti ragazzi durante i pomeriggi autunnali.
  • Pizzeria Le Duchesse, via delle Fabbriche: una profumatissima pizza alla pala a pochi passi dal centro storico.

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